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ALICE UNDERGROUND

La recensione e la rubrica realizzate dai ragazzi della 3M indirizzo musicale del Liceo "C. Sigonio" di Modena


ATTORI SORPRENDENTI, MA C'E' QUALCHE NOTA STONATA

Alice Underground si ispira a due testi di Charles Dodgson: “Alice’s Adventures in Wonderland” eThrough the Looking Glass”. “Alice’s Adventures Under Ground” è il titolo della prima versione manoscritta stesa da Carroll (pseudonimo di Dodgson) della celeberrima storia. Sul palco la trama nonsense si articola attraverso coloratissimi acquerelli proiettati in scena, che accompagnano le apparizioni degli attori da finestre e porte ricavate nel fondale. Anche i costumi sono ricchi di colori, simboli e dettagli come quello della Regina Bianca che richiama le montagne innevate sullo sfondo e allude alla sua glaciale nonchalance. Essendo la compagnia composta da soli quattro attori, risulta veramente invidiabile la capacità di cambio costume: da soli sono riusciti infatti ad interpretare complessivamente ben ventisei personaggi. La messa in scena è risultata piacevole, con un indubbio grande lavoro sulla caratterizzazione e l’uso della voce, grazie alle sorprendenti capacità degli attori, che hanno saputo ricreare l’identità delle varie figure ‘Carrolliane’, dando vita dialoghi divertenti.

Se da una lato si riscontra un ottimo lavoro da parte degli attori, il comparto tecnico pecca in alcuni aspetti. In primo luogo, le proiezioni tendevano a creare alcuni sgradevoli effetti di ombre dietro agli attori. Inoltre i pochi fari presenti riuscivano malamente a mettere in evidenza i personaggi in scena, separandoli a fatica dal riflesso delle proiezioni.

Per la sezione audio, la voce degli attori è stata amplificata, cosa che risulta purtroppo ridondante, vista l’ottima acustica offerta dal Teatro Storchi. Il riverbero ad inizio spettacolo, voluto o non voluto, disturbava e distraeva dal dialogo.

La colonna sonora, per gran parte pre-registrata, garantisce un’atmosfera curata. Alcuni brani sono stati eseguiti dal vivo, attingendo da un repertorio contemporaneo, dai Beatles ai Deep Purple. Si nota un richiamo alla pratica autoriale di Lewis Carroll, che amava trasformare le cosiddette “Nursery Rhymes”, le filastrocche per bambini, rendendole assurde e cariche di nuovi significati, così come la compagnia teatrale ha voluto giocare con i testi delle canzoni, riadattandoli alla storia e traducendoli dall’inglese all’Italiano, come è successo per Helter Skelter. È tangibile un tentativo di attualizzazione della storia, attraverso i generi scelti per la musica dal vivo insieme alle Converse indossate da Alice che la rendevano più rock che vittoriana. La musica di archi di Hitchcockiana memoria e le proiezioni di rapaci che richiamano Gli Uccelli ricorda al pubblico che Alice non è solo una favola, ma anche un viaggio disturbante verso la ricerca del sé. La cosa che va fortemente valutata prima di prendere posto in sala, è la destinazione dello spettacolo, che viene presentato come accessibile da ogni genere di pubblico. Questo, a nostra opinione non è sempre vero, perché pare evidente che la maggior parte dei passaggi della storia siano stati concepiti per un pubblico molto giovane. I bambini infatti sicuramente apprezzeranno le sgargianti animazioni e le canzoni, ameranno la recitazione a tratti sopra le righe quasi da pantomima, si spaventeranno alla vista di certi personaggi inquietanti e rideranno di altri. Ma non tutti gli adulti in attesa di uno spettacolo di prosa sapranno apprezzare l’ambientazione immaginifica dello spettacolo. Alice rischia di cadere nella “culla del nulla”, come dice un personaggio, se il pubblico non è disposto a sognarla.

Emanuele Sgarbi, Veronica Di Napoli, Lidia Berforini D’Aquino, Linda Malvezzi, Matteo Longagnani, Giulia Costetti, Giorgia Brighenti

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ALICE IMPARA A SCEGLIERE

Alice Underground, fedele al vittoriano Carroll nella rappresentazione degli inquietanti personaggi, arriva a noi toccando la tematica attuale dell’istruzione.

Nel testo originale, l’autore capovolge la rigida realtà della scuola Vittoriana mettendola in ridicolo e la trasforma nel mondo onirico in cui Alice fa le sue esperienze. Dovrà decidere da sé che strada intraprendere come nella casa del Bianconiglio dove si domanda se bere o no la pozione che la farà crescere, senza essere guidata da insegnanti rigidi e governanti.

Per imparare a ragionare, bisogna avere anche la libertà di poter scegliere e sbagliare. Un’educazione severa che esige che i ragazzi apprendano gli argomenti a memoria e che non li lascia esprimere, non serve a sviluppare un senso critico, ed essa deve essere alternata a sfoghi di fantasia e momenti di svago, come i libri con dialoghi e illustrazioni, il sogno, la ricerca de sé che va al di là delle nozioni ripetute a pappagallo, come le poesie, che Alice infatti dimentica completamente. Entrambi i metodi, ovvero quello più nozionistico che serve a formare una cultura di base, e quello critico, di rielaborazione personale, sono fondamentali alla formazione della persona che, grazie ad essi e alle esperienze di vita, matura come cittadino/a.

La scuola odierna accentra l’attenzione sugli allievi e le allieve, dando loro libertà di pensiero e parola, facendoli esprimere oltre che a fornire informazioni, come succede nel mondo parallelo di Alice. Questa sembra la giusta combinazione per preparare l’individuo alle scelte che la vita gli porrà.

Viola Miari, Filippo Vivi, Rebecca Bencivenni, Noemi Chiara Donato, Davide Delaiti, Giovanni Manzini, Davide Libero

 

 
 
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