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ASSASSINA

La recensione e la rubrica realizzate dai ragazzi della 5AL del Liceo "L.A. Muratori-S.Carlo" di Modena


ASSASSINA O ASSASSINO?

Qual è la malcapitata disavventura che vede protagonisti una vecchina e un omino, esuberanti personaggi di Assassina? I due vivono nella stessa casa in via della Mosca Volante 50: unica stranezza? Non si sono mai visti. Così lo spettacolo del palermitano Franco Scaldati (che ha debuttato al Teatro delle Passioni di Modena il 10 gennaio 2017) racconta le vicende dei due, che nel corso della storia si interrogano sulla loro inconcepibile e improbabile convivenza.
Lo spettacolo si apre con la prima canzone dei Fratelli Mancuso, i quali ci accompagnano durante tutta la rappresentazione con i loro canti che ci trasportano nell’atmosfera siciliana.
Successivamente, entra in scena la vecchina che esordisce tra le risate del pubblico con un monologo incentrato sulla sua ombra. Quest’ultima invade incessantemente la nostra vita privata, espropriandoci della nostra intimità. Ma che cos’è in fin dei conti un’ombra? Perché agisce alla nostra stessa e identica maniera? Non potrebbe scomparire e lasciarci per sempre o anche solo per un istante? Possiamo noi vivere da soli o è sempre presente qualcun altro? Ecco qui riportati i dubbi assillanti che perturbano la nostra eroina e ai quali non riesce a dare spiegazioni. Così la vediamo perdersi nelle faccende di vita quotidiana che si svolgono tra la cura della ‘addina domestica Santina, i battibecchi con u succi e u piscicani che disturbano la sua quiete. Ci sentiamo così coinvolti in questa vita apparentemente ordinaria che si rivela invece piena di imprevisti.Con la stessa naturalezza vediamo apparire l’omino che a differenza della donna ammira a musca (invece che volerle tagliare le ali) e si presenta quindi con una personalità più pacata, ma allo stesso tempo più mesta. Dopo aver dedicato tempo alla piccola Santina, si lascia trasportare dalle riflessioni e dai pensieri provocati dall’eccessiva assunzione di vino. Così, ebbro, si corica. Ma non appena raggiunge l’equilibrio necessario a trascorrere una nottata di sonno come tutte le altre, un qualcosa di anomalo accade: i due personaggi si ritrovano l’uno affianco all’altra.
Da qui un’accesa discussione perturba l’atmosfera: Assantumavu! Chi è vassia? Sei u latru? L’omino e la vecchietta iniziano a chiedersi se si trovano nel posto giusto e a mettere in discussione la loro propria esistenza: com’è possibile che non si conoscano e che non si siano mai visti pur abitando nella stessa dimora? Impareranno anche a conoscersi e a riconoscersi, ma resta comunque impossibile come essi possano risultarsi estranei o semplici amici.
E così vediamo ritornare il tema iniziale dell’ombra e della coesistenza fra simili: viviamo soli o qualche spirito ci perseguita? La vecchietta è una proiezione dell’omino e sono quindi la stessa persona? O forse uno dei due personaggi mente? Il finale lascia spazio a libere interpretazioni, ma guida anche il nostro giudizio verso plausibili soluzioni. Vale la pena passare una serata immersi nel mondo di Scaldati, allietati dalla musica e dalla comicità del testo, inquietati dall’apparizione improvvisa degli avi e intrigati dal legame che i due protagonisti (non) hanno. Sarà un’occasione per divertirsi riflettendo su temi attuali che caratterizzano la vita dell’omino e della vecchina, ma anche di tutti noi.

Maria Elena Ascari e Sofia Broseghini

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L'EGOISMO E LA SOLITUDINE SI COMBATTONO COL DIALOGO

«A che serve il teatro? È una forma d'arte che implica immediatamente l'uomo, che obbliga a vivere, a incontrarsi e scontrarsi».

(Franco Scaldati)

Il teatro è attualità. Il teatro è riflessione. Il teatro è incontro.
Assassina,
del 1984 di Franco Scaldati, mostra come i temi utilizzati siano molto attuali. Dopotutto, la natura profonda dell’uomo è rimasta immutata nel tempo.
L’egoismo e la superficialità, purtroppo, sono sempre state sue caratteristiche. La vecchina e l’omino hanno sempre vissuto nella stessa casa senza mai accorgersi l’uno dell’altro. Nel momento in cui si ritrovano nello stesso letto, non si accettano, rifiutando la presenza dell’altro e la condivisione di oggetti casalinghi utilizzati da sempre da entrambi. Allo stesso modo lo straniero e il cittadino locale non si danno fastidio fino a quando si ritrovano a vivere nello stesso quartiere. A chi appartiene, dunque, realmente la casa? E soprattutto, di chi è veramente la Terra? L’uomo è egoista perché non accetta la condivisione, ed è superficiale poiché, non conoscendo bene il prossimo, non tiene conto dei bisogni altrui.
Inoltre, la solitudine, espressa dal silenzio che domina la casa, interrotto dai commenti dei quadri dei genitori, è un altro tema fondamentale dello spettacolo. Questa, in contrapposizione all’incontro, forma un’atmosfera tragicomica in cui convivono il riso e il pianto.
Perciò, l’omino e la vecchina sono così tanto diversi da noi?

Deborah Zunarelli e Daniela Settanni


 
 
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