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NATALE IN CASA CUPIELLO

La recensione e la rubrica dei ragazzi della IV A del Liceo Classico Giovanni Pico di Mirandola

 

“GESÙ È RISORTO: PER LA SECONDA VOLTA?”

La sera di mercoledì 30 novembre 2016, presso il Teatro Storchi di Modena, è stata messa in scena la prima di Natale in casa Cupiello, commedia tragicomica capolavoro indiscusso del Maestro Eduardo De Filippo, con la regia di Antonio Latella. L’opera, suddivisa in tre diversi atti, narra le vicende accadute ai tormentati componenti della famiglia Cupiello, in prossimità del periodo natalizio.
All’apertura del sipario si stagliano dinnanzi al pubblico dodici immobili figure, tutte bendate e vestite di nero, eccetto quella centrale che ha gli occhi scoperti e indossa abiti bianchi. Dietro ad esse, in contrasto con l’atmosfera lugubre e grottesca, discende dall’alto una gigantesca stella cometa gialla, ricoperta da una moltitudine di crisantemi, nefasto presagio della tragica conclusione.
Fin da subito è possibile notare che Luca è il protagonista, colui attorno al quale ruotano tutti gli eventi dell’opera, ruolo anche messo in evidenza dall’abbigliamento di diverso colore rispetto a quello indossato dagli altri personaggi. È lui infatti il primo a prendere da solo la parola e a far trasparire la propria complessa personalità: quella di un uomo che vive costantemente nella speranza (talvolta illusione) di aver creato una famiglia unita, soprattutto di fronte alle difficoltà. A questo proposito si può aggiungere la manifestazione di una forte ossessione per le tradizioni familiari, in particolare per quelle natalizie, come la realizzazione del presepe, per lui unica ‘colla’ che possa tenere insieme le ‘statuine’ della famiglia. È interessato in special modo a cercare di rammendare l’assai complicato rapporto con il figlio Tommasino, al quale richiede continuamente un parere riguardo al suo presepio.
Affiancata al capostipite dei Cupiello è presente la figura della moglie Concetta, che si fa carico di tutte le pressioni familiari e, essendo sovente incolpata dal marito, risulta emblema dell’oppressione maschile sulla figura della donna. Su di essa infatti viene riversata ogni preoccupazione ed ogni colpa riguardo a un possibile fallimento collettivo: trascina affannosamente il gravoso carro che rappresenta la sua famiglia, appesantito notevolmente dalla figura coniugale.
Ciò che manda in rovina l’apparente tranquillità casalinga, simboleggiata dal presepe, è il comportamento della figlia Ninuccia: dalla distruzione effettiva della rappresentazione sacra si passa allo smantellamento del suo matrimonio con Nicola, tramite il rapporto extraconiugale con Vittorio.
Ad aggravare il contesto concorrono i frequenti litigi, causati da ragioni economiche, fra Tommasino e Pasqualino, fratello di Luca.
Incorniciano il quadro familiare personaggi secondari talvolta ambigui dei quali risulta complessa una possibile contestualizzazione, come Maria, Rita e Carmela.
L’elemento maggiormente caratterizzante dell’opera teatrale è il linguaggio dialettale napoletano che rende la comprensione ardua per un pubblico di non esperti in materia. Disorientante è anche l’ambientazione scenografica spesso disconnessa da ciò che avveniva sul palco.
Luca Cupiello ha intenzione di costruire un prototipo di famiglia ideale impossibile da realizzare con la cartapesta: constatando la separazione della figlia dal marito, si rende conto che questo suo progetto è totalmente fallito. Ciò lo destabilizza enormemente, portandolo alla malattia e in seguito al decesso, in una mangiatoia. Luca non aveva mai vissuto l’esistenza appieno, ma si era solamente rinchiuso nel suo fragile mondo di colla e statuine inanimate. La morte di Cupiello è anche una rinascita, come un secondo Gesù è risorto: “Comincia da capo tutto… “.

Giulia Bedore, Martina Bruschi, Ester Cavicchioli, Marco Cotti, Vittoria Gandini, Mattia Golinelli da Mirandola, Mattia Golinelli da Concordia, Sofia Grazioli, Francesca Greco.
Classe IV A, Liceo Classico Giovanni Pico

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UNA DISTRUZIONE IN ATTO...

La famiglia è il punto focale dello spettacolo teatrale Natale in casa Cupiello, il quale esaspera i difetti di un classico nucleo familiare napoletano del XX secolo paragonandolo a quello attuale per diversi aspetti. È possibile ritrovare una connessione tra la figura materna, Concetta nello spettacolo, e l’ideale attuale che si ha di questa: in scena si vede una madre affaticata nel trascinare il peso di un carro, allegoria del carico familiare. Come oggigiorno, la donna è colei che si impegna maggiormente nell’avanzamento del nucleo. Il padre, invece, si rinchiude in questo rifugio da lui creato, quel presepe che non solo rappresenta una fissazione, ma anche un suo ideale di famiglia perfetta, impossibile da realizzare solo con colla e cartapesta. Questo è equiparabile all’uomo moderno che nella maggior parte dei casi si dimentica dei propri cari, rischiando di venir meno ai sentimenti che a essi lo legano, incentrando la sua vita sul lavoro. La figura della donna, però, oltre a sostenere il peso della propria famiglia, è capace anche di portarla alla rovina. Riguardo a ciò è possibile anche pensare al personaggio di Ninuccia, la quale, col tradimento del marito, destabilizza i personaggi, in particolar modo il padre a cui vien meno la consistenza del suo mondo. L’infedeltà nel corso degli anni si è trasformata in una moda che colpisce, o meglio distrugge, molte famiglie, ma fortunatamente persistono case in cui la fedeltà e l’amore sono ancora le fondamenta.

Giulia Bedore, Martina Bruschi, Ester Cavicchioli, Marco Cotti, Vittoria Gandini, Golinelli Mattia da Mirandola, Golinelli Mattia da Concordia, Sofia Grazioli, Francesca Maria Greco

 

 
 
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