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FAUST

Una ricerca sul linguaggio dell'Opera di Pechino

La recensione e la rubrica dei ragazzi della 5H del Liceo A. Venturi di Modena (sezione “Architettura e ambiente”)

 

 

Faust, in scena fino al 13 novembre al Teatro delle Passioni di Modena, è lo spettacolo frutto di una collaborazione tra teatro orientale (rappresentato dall’Opera di Pechino, con i suoi attori, musicisti, maschere e figure codificate) e quello occidentale (la scenografia essenziale, una parte dei musicisti, la regia della tedesca Anna Peschke e la produzione di ERT). La sceneggiatura, ispirata all’omonima opera di Goethe, è della drammaturga cinese Li Meini.

Lo spettacolo è recitato interamente in lingua cinese, ma è sovratitolato in italiano. La recitazione in cinese è spiazzante, sia per la lingua, sia per la cadenza delle voci che dai toni molto lunghi che frequentemente si trasformano in dolce o malinconica melodia. L’essenzialità del Teatro delle Passioni valorizza l’orientalità dei sontuosi costumi tradizionali e della musica (resa più moderna dalla componente elettronica). Il connubio tra suoni, colori, movenze e gesti dà origine ad uno spettacolo originale e nuovo per i palcoscenici occidentali.

“MEFISTOFELE: L’universo è meraviglioso. E difronte a questa meraviglia, l’uomo non può far altro che perdersi.
DIO: L’uomo sbaglia, è vero, perché il mondo è caotico. Ma riconoscendo i propri errori, si può imparare. E diventare migliori.
MEFISTOFELE: non sono errori, è l’essenza dell’essere umano.[…]
MEFISTOFELE: Gli uomini scelgono sempre il piacere, quando possono. Lascia che gli faccia assaporare quello che si è perso e vedrai com’è davvero la sua natura.”

Il dialogo iniziale tra Mefistofele e Dio è preceduto dall’entrata in scena di Mefistofele che anima la scena attraverso il movimento delle sue lunghe oscillanti corna. Egli scommette con Dio sull’anima di Faust, che ormai vecchio e scontento della propria vita, sta meditando il suicidio. Le proposte tentatrici di Mefistofele (ringiovanire, sedurre una donna, assaporare il piacere che per tutta la vita ha snobbato inseguendo la conoscenza) vengono accolte da Faust, anche quando apprende che il prezzo del vivere una seconda vita sarà la sua anima. Dopo varie perplessità il protagonista decide di accettare la proposta, spinto dalla visione di una giovane bellissima di nome Margherita (interpretata in modo particolarmente originale e convincente da Zhang Jianchun; la affiancano Wang Lu, Liu Dake e Xu Mengke che interpretano rispettivamente: Mefistofele, Faust, Valentino e Margherita).

Ma, pur ritornato giovane, Faust non riesce a conquistare la ragazza con le sue sole forze e accetta nuovamente l’aiuto del maligno: la scorciatoia della collana magica, che farà innamorare perdutamente di lui la ragazza. Margherita accondiscende a ogni volontà di Faust e il suo annullamento nell’egoismo dell’altro è causa di sventure (a partire dall’assassinio da parte di Faust del fratello di lei Valentino, che ha sorpreso gli amanti). La malvagia influenza del diavolo si manifesta sul protagonista sotto forma di segni sul viso: sempre più ingannato, Faust viene spinto a proseguire una vita di eccessi e di piaceri, mentre Margherita è isolata e imprigionata con l’accusa di aver ucciso il figlio, frutto della notte d’amore – Il protagonista tenta di incontrarla ma lei lo respinge.

In ogni singola scena è presente una sedia rossa, quasi significare ogni istante della vita dei protagonisti, e quando lei muore, esse appaiono appese sullo sfondo non più integre ma rotte, quasi a significare lo spezzarsi della vita die entrambi.

La rappresentazione teatrale si conclude con il pianto di Faust che si ritrova nuovamente solo: Ho studiato tanto e non ho imparato niente. Le vie facili, talvolta non sono le migliori, e assecondare i desideri non è sempre giusto.”

ALESSIA GUALANDI - SOFIA GUALANDI - SABRINA IPPOLITI - ELENA MANICARDI - FEDERICA NANNINI

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Già nella bella sceneggiatura di Li Meini, ispirata a Faust di Goethe, si può scorgere uno dei difetti della natura umana, l’egoismo. Mefistofele è la personificazione della tentazione che convince Faust ad accettare lo scambio tra piacere e coscienza: il protagonista, sacrificando quest’ultima, non solo si avvia verso la perdizione, ma sacrifica gli oggetti stessi della sua felicità: Margherita, il figlio e alla fine la sua anima. Inizialmente quasi ignaro delle conseguenze, come se fosse una marionetta, Faust accoglie tutte le esperienze nella speranza di recuperare il tempo perduto. I suoi atti sono frutto di una insoddisfazione rispetto alla vita di prima, che gli appare insensata perché basata solo sul sapere e non sul piacere.

Questo esempio ci parla anche di noi, in quanto ogni uomo tende a pensare prima di tutto al proprio interesse, senza tener sempre conto delle ripercussioni che le proprie azioni possono avere nella vita degli altri.

In ogni uomo possiamo trovare un ‘Mefistofele’ che deve essere contrastato da una coscienza morale e placato in modo tale da raggiungere una felicità che non intralci il percorso di vita di coloro che ci circondano. Il sapere, che Faust sembra rinnegare, non dovrebbe portare alla perdizione, anzi la coscienza morale è data anche dal sapere individuale e, arricchita attraverso l’esperienza che è anche esperienza dei piaceri, si rafforza sempre più contrastando la propria parte oscura. Nel mondo contemporaneo, ove fare a meno del piacere è impossibile, piacere e sapere devono essere conciliati all’interno di ogni individuo.

La pre-esistenza di queste due opposizioni è ineliminabile ed essenziale: piacere e sapere, responsabilità morale e libertà, ragioni proprie e degli altri devono essere bilanciati e armonizzati.

ALESSIA GUALANDI - SOFIA GUALANDI - SABRINA IPPOLITI - ELENA MANICARDI - FEDERICA NANNINI

 

 
 
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